Il Ranunculus asiaticus  è un genere di piante erbacee spermatofite dicotiledoni della famiglia delle Ranunculaceae che con tutta probabilità giunse in Europa all’epoca delle Crociate (quindi dal XII al XIII secolo). In particolare si sa che fu Luigi IX, in ritorno dalla Terra Santa, ad introdurli in Francia: all’epoca però non furono apprezzati in maniera particolare, forse per scarsa conoscenza del metodo colturale. Si dovette aspettare fino alla metà del 1600 perché qualcuno cominciasse ad apprezzarli e a diffonderli. In particolare l’imperatore ottomano Maometto IV fu un grande appassionato di floricoltura. Diede vita ad una vasta raccolta delle varietà più belle (che fece ricercare in tutta l’Anatolia, in Persia, sull’isola di Rodi e di Creta) che, clandestinamente, giunsero anche in Europa, nel Sud della Francia.

Il nome generico (Ranunculus), passando per il latino, deriva dal greco Batrachion, e significa rana (è Plinio scrittore e naturalista latino, che c’informa di questa etimologia) in quanto molte specie di questo genere prediligono le zone umide, ombrose e paludose, habitat naturale degli anfibi. La denominazione scientifica attualmente accettata è stata proposto da Carl von Linné (1707–1778), biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753. Spontanei in Italia sono i ficara, gli aquatilis e i divaricatus. Qui però parleremo diffusamente soltanto degli asiaticus, largamente utilizzati nei giardini e oggetto di grande interesse da parte dell’industria florovivaistica. In Italia, infatti, (specie sulla Riviera dei Fiori) è una delle piante più studiate. Gli ibridatori sono andati alla ricerca di capolini sempre più doppi e grandi e di colori stravaganti oppure molto puri, tutto per accontentare i desideri di un pubblico sempre più esigente.

Il genere ranuncolo conta circa quattrocento specie erbacee, perenni ed annuali; i ranuncoli sono diffusi in natura in Europa, Asia ed Africa. Nei prati e nei boschi italiani i ranuncoli sono presenti in numerose specie spontanee, con fiori semplici o semidoppi, in genere di colore giallo o bianco. Nei giardini se ne coltivano ibridi di una specie di origine asiatica, come dice il nome, il ranunculus asiaticus. Questa specie è perenne, rizomatosa, e produce all'inizio della primavera grandi foglie frastagliate e numerosi fiori molto doppi, tondeggianti, con centro scuro o dorato. Per un maggiore effetto di colore in genere i ranuncoli vengono piantati in giardino molto vicini, in modo che diano l'impressione di produrre fiori quasi a mazzi, anche se in realtà i fusti floreali, carnosi ed eretti, in genere portano un solo fiore.

Si tratta di un'erbacea alta dai 25 ai 35 cm. La radice è tuberosa, scura e a forma di ragno. Le foglie sono verde acceso. Quelle basali appaiono ovali, mentre le altre sono profondamente incise (come in tutto il genere). Le cultivar sul mercato producono fiori dalle forme svariate, con un diametro che può andare dai 2 ai 5 cm. I colori presenti sono il rosa, il rosso, il lilla, il bianco, il giallo, l’arancione, il marrone e anche il verde. Esistono esemplari con screziature e macchie, oppure con bordi a contrasto.

Per la coltivazione casalinga è piuttosto difficile trovare cultivar specifiche. Solitamente (anche presso rivenditori specializzati) ci si deve accontentare di sacchetti contenti un misto di colori o al massimo un singolo colore, ma senza che ne venga specificato il nome. Dal 1800 ad oggi gli ibridatori hanno selezionato varie forme del fiore e questa classificazione viene utilizzata ancora oggi.

I “Ranuncoli” sono dei fiori semplici ma eleganti. I turchi chiamavano queste piante “Fiori doppi di Tripoli”; mentre lo scrittore e filosofo romano Apuleio (125 – 170) le nominava come “Erba scellerata” a causa della loro tossicità; i greci, più anticamente, avevano invece trovato il nome di “Batrachion”. Così con queste informazioni il botanico italiano Paolo Bartolomeo Clarici (1664 - 1725) introduce la descrizione del “Ranuncolo” in un suo scritto.

 

 

 

 

 

 

 

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